Conferenza sul Clima a Cancun e societa' civile

 

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Tra la fine di novembre e l’inizio di dicembre 2010 e’ prevista in Cancun la sedicesima riunione degli stati firmatari della Convenzione delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico, e anche la sesta riunione degli stati aderenti al Protocollo di Kyoto. Rappresentanti dei 194 paesi che partecipano alla Convenzione si riuniranno per dieci giorni, ma con un programma e degli obiettivi ancora poco definiti. E’ certamente improbabile che da questa riunione esca un accordo quadro per ridurre le emissioni di gas serra, considerando che l’incontro dello scorso anno ha visto la partecipazione di capi di stato ma nessuna decisione comune finale. Con profilo assai piu’ moderato, la sedicesima riunione prevede solo ministri dell’ambiente, ed e’ gia’ stato preceduto da molteplici dichiarazioni poco ottimiste sulle plausibili aspettative per questo round di negoziazioni.

 

 

 

I punti cruciali su cui l’attenzione e’ rivolta sembrano essere legati alle risorse disponibili per la diffusione di tecnologie piu’ Verdi e sostenibili, e alle modalita’ di gestione di tali risorse. Se da un lato I paesi poveri chiedono fondi per questa transizione, I paesi piu’ sviluppati non hanno ancora chiarito se gli aiuti per uno sviluppo sostenibile saranno ‘straordinari’, oppure si trattera’ degli stessi impegni di spesa della cooperazione internazionale tradizionale.
Un altro punto cruciale e’ la modalita’ di gestione di tali fondi: se I paesi in via di sviluppo chiedono che siano canalizzati attraverso il sitema delle Nazioni Unite, molti altri spingono per avere la Banca Mondiale come intermediario.
Se il summit del 2009 in Copenhagen ha sortito un generico accordo a tenere l’innalzamento della temperatura al di sotto dei 2* centigradi rispetto ai livelli precedenti all’industrializzazione, non si e’ d’altra parte trovata un’intesa per come raggiungere questo obiettivo, o meglio per come non raggiungere questa soglia di riscaldamento globale. I paesi sedi di di economie emergenti, da cui proviene un significativo aumento di emissioni di gas serra, non intendono cambiare rotta in assenza di segnali concreti da parte dei paesi ricchi e industrializzati.

L’Unione Europea e’ forse il soggetto della politica internazionale con la voce piu’ ferma nella proposizione di soluzioni e nell’assunzione di scelte e politiche per la ricerca di soluzioni reali al problema. Dopo aver creato all’inizio del 2010 una Direzione Generale pienamente dedicata al cambiamento climatico, l’Unione sta elaborando scenari per valutare se l’obiettivo per tutti gli stati membri debba piu’ vantaggiosamente diventare una riduzione del 30% - anziche’ del 20% - delle emissioni di gas serra entro il 2020 in confronto ai valori del 2005.
La commissaria Connie Hedegaard, il cui mandato e’ interamente dedicato alle questioni del clima, ha espresso da un lato preoccupazione per la posizione di grandi attori come Cina e India, se mancasse una chiara  presa di posizione sulla riduzione delle emissioni di gas serra da parte di tali paesi; d’altro lato, e’ importante che la UE continui a mantenere un ruolo di punta nella lotta al cambiamento climatico per assicurarsi una posizione avanzata negli investimenti, e pertanto di vantaggio temporale nella crescita e nella trasformazione delle economie verso modalita’ meno dipendenti da combustibili fossili.

Il prossimo incontro in Cancun sara’ guidato da Christiana Figueres, della Costa Rica, subentrata nella funzione di Executive Secretary della Convenzione UN sul cambiamento climatico soltanto a maggio del 2010, in seguito alle dimissioni del precedente segretario Yvo de Boer, consegnate pochi mesi dopo la fine della conferenza di Copenhagen, considerata da piu’ parti fallimentare non avendo sortito alcun accordo operativo tra le parti.

Figueres proviene da una lunga attivita’ di mobilitazione sul cambiamento climatico, e da una frequantazione di ambienti sia governativi che della societa’ civile.
La conferenza di Cancun, che avverra’ sotto la sua guida, vedra’ una assai nutrita partecipazione della societa’ civile, che pur non potendo intervenire direttamente negli incontri dei delegati governativi, sviluppera’ una serrata serie di dibattiti incontri e conseguenti proposte. Dopo il fallimento di Copenhagen, anche per l’incoraggiamento e la collaborazione del governo Boliviano, il movimento della societa’ civile chiamato World People's Conference on Climate Change and the Rights of Mother Earth (Conferemza dele Persone su Cambiamento Climatico e sui diritti della Madre Terra) si e’ riunito richiamando oltre 30.000 persone da circa 100 paesi per un incontro dal 19 al 22 Aprile 2010 a Cochabamba. Dall’evento e’ nata una dichiarazione, presentata – ma ignorata- ai governi all’incontro preparatorio di Cancun tenutosi a Bonn.

Il forum della societa’ civile a Cancun riparte da quelle posizioni definite della Dichiarazione di Cochabamba e intende rilanciare l’attenzione sul problema comune e sulla necessita’ di interventi effettivi per ridurre le emissioni e non solo legate allo scambio di titoli per il diritto ad inquinare.

La Conferenza di Cancun dunque e’ la prima nella storia della lotta al cambiamento climatico ad avere una mobilitazione organizzata della societa’ civile internazionale, che parte da punti comuni assai piu’ radicali dei punti di accordo tra I governi, che sono tuttavia chiamati a rinnovare entro il 2012 il trattato di Tokyo, il quale si avvicina al termine del suo periodi di validita’ legale.

 

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