Industria alimentare globale e cambiamento climatico

L'industria globale del cibo e' fortemente implicata nella produzione di cause antropogeniche del cambiamento climatico. L'agricoltura intensiva ad alto uso di petrolio, la incentivazione di monocolture su vaste aree sottratte a foresta o a vegetazione con diversa capacita' di riflessione della luce e assorbimento del calore, l'ampio ricorso a idrocarburi per il trasporto delle derrate fino al consumatore, ma anche il packaging delle merci, o la spinta ad aumentare la scala di allevamenti animali che causano enormi quantita' di gas serra: tutti questi sono elementi inscritti nella struttura delle industrie alimentari moderne e globali che pertanto, nel momento in cui decidono di porsi il problema della sostenibilita' ambientale e della riduzione delle cause del cambiamento climatico, si trovano dinnanzi a sfide enormi (o forse quasi impossibili data la loro dimensione globale) legate al consumo energetico, al tipo di rapporto con il suolo, nonche' alla produzione di rifiuti.

In occasione dell'Agriculture Day, evento organizzato da CGIAR a margine della Conferenza sul Clima di Cancun (COP16/CMP6) abbiamo intervistato brevemente Peter Erik Ywema, General Manager, della Piattaforma "Iniziativa per l'Agricoltura Sostenibile" (SAI, Sustainable Agriculture Initiative) promossa nel 2002 dal Gruppo Danone, Nestle' e Unilever, e che ora riunisce 25 societa' tra le quali, oltre alle fondatrici, Illy, Kellogg's, Kraft, Pepsico e Cocacola.

 

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