Che 'genere' di cambiamento climatico?

Nella 52* Sessione del Comitato per l’avanzamento della condizione delle donne press o il Consiglio Economico e sociale delle Nazioni Unite (ECOSOC), che si è tenuta dal 14 febbraio a 4 marzo 2011 presso la sede delle NU a New York, lo sviluppo sostenibile e le relazioni di genere sono stati uno dei temi posti - nuovamente - come prioritari. 

Una delle tre risoluzioni tematiche approvate, elaborata per iniziativa del Governo delle Filippine e poi sostenuta da 53 paesi, tra cui l'Italia) è stata dedicata al cambiamento climatico e alla diversa relazione che uomini e donne, nel mondo, hanno con tale problema globale e con i possibili interventi di mitigazione o di adattamento. Le differenze nel tipo di lavori e nei livelli gerarchici di fatto accessibili alle donne (anche se con educazione media superiore agli uomini, in molti paesi sia del Nord che del Sud del mondo) in praticamente tutti i settori, nel livello dei salari (a parità di tipo di lavoro e di competenza richiesta), sono molto grandi, come indicano le statistiche sia dei paesi ricchi che dei paesi poveri. Queste differenze socio economiche, che si realizzano per causa delle istituzioni e/o delle abitudine culturali e sociali, sono ormai considerate dalle politiche delle Nazioni Unite e anche dell’Unione europea (oltre ad altre entità nazionali e regionali) delle situazioni di ingiustizia da modificare con interventi a tutto campo. Per questa ragione, data la priorità del problema del cambiamento climatico e della crescente importanza delle risorse economiche assegnate alla per interventi di riduzione del problema, sta diventando prioritario considerare come recuperare le disuguaglianze di genere anche all’interno della lotta al cambiamento climatico.

 

 

 

Questa risoluzione, che segue molti diversi documenti ufficiali in cui viene posta con sempre maggior forza la necessità di introdurre analisi di genere dell’impatto che nuove politiche e che l’assegnazione di fondi possono comportare, contiene riferimenti a tre elementi della questione:

-è ormai accertato che il cambiamento climatico stia avendo effetti più forti soprattutto nei paesi con povertà maggiore e più diffusa. In questi paesi, chi più ne risente è chi è più vulnerabile, avendo minore educazione, limitato accesso alle informazioni (incluse quelle metereologiche) e a finanze e programmi di investimento per l’agricoltura. In questo profilo si trovano soprattutto donne, che in molti luoghi più degli uomini dipendono direttamente dalla disponibilità o meno di risorse naturali a loro accessibili

-in molti paesi sono le donne che hanno maggiore conoscenza del comportamento e delle caratteristiche delle diverse specie vegetali. Attraverso questa conoscenza si possono trovare alternative naturali locali al cambiamento climatico. D’altra parte, in molti paesi sono le donne ad essere in prima linea nella gestione delle risorse naturali. La conoscenza delle donne e la loro partecipazione alle azioni di trasformazione è essenziale per raggiungere risultati efficaci. 

-Le politiche che stabiliscono i tipi di interventi da prioritarizzare e le scelte economiche devono essere il frutto di gruppi di decisori con equa partecipazione di donne. Proprio perché le donne occupano profili produttivi e lavorativi diversi nella società, e poiché su loro ricade la grandissima parte del lavoro di cura della famiglia, in particolare dei più piccoli e degli anziani, in tutte le parti del mondo, perché le decisioni prese siano positive e a beneficio collettivo non si può prescindere dall’inclusione delle donne nella presa di decisione.

Le condizioni odierne vedono assai poca parità nei posti di decisione delle politiche, e ancora meno per quel che riguarda le decisioni legate a ridurre le cause del cambiamento climatico o a decidere interventi di adattamento e mitigazione. Questa mancanza potrebbe costare cara in termini di peggioramento delle diseguaglianze tra donne e uomini.

Nel documento si propongono una serie di interventi tra cui:

- maggiore investimento nei processi di presa di decisione per garantire una maggiore partecipazione e un’equa rappresentanza di genere;

- maggiore attenzione a capire gli effetti differenziati su uomini e donne del cambiamento climatico;

- l’introduzione di un capitolo in ogni rapporto annuale prodotto dai paesi membri della UNFCCC, la Conferenza quadro delle Nazioni Unite sul Cambiamento Climatico, che dettagli gli avanzamenti che sono stati fatti per integrare al meglio le questioni di genere nelle azioni di mitigazione e adattamento. 

 

 (SA)

 

Guarda la pagina del CSW con documenti preparatori e risoluzioni

 

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