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Una strategia comune per il trasporto: nuovo libro bianco della UE

All’inizio di Aprile 2011 è uscito il nuovo libro bianco dell’UE sui trasporti, atteso aggiornamento della politica di settore a dieci anni dal precedente documento.

Un lungo percorso di lavori che hanno compreso anche consultazioni pubbliche ha portato alla redazione di una strategia comunitaria sui trasporti, con un orizzonte di visione che arriva al 2050.

Il documento pone il legame fondamentale tra trasporto ed economia come prioritario. Il collegamento tra regioni e dimensione globale viene posta come una priorità ineludibile per mantenere l’economia come si è configurata. Solo considerando il segmento del trasporto si trovano 10 milioni di persone che ci lavorano e un valore di apporto al PIL del 5%.

Malgrado i miglioramenti rispetto alla sicurezza e all’integrazione e rafforzamento delle infrastrutture per il trasporto prodotte negli ultimi 10 anni, secondo le priorita del precedente libro bianco sui trasporti (pubblicato nel 2001), la situazione attuale e le evoluzioni stanti le presenti condizioni non sono considerate sostenibili.

La crisi climatica obbliga a diminuire le emissioni di CO2: il trasporto contribuisce per circa il 20% del totale delle emissioni di gas serra, e l’UE ha aggiornato I propri impegni di riduzione ponendosi l’obiettivo di una riduzione dell'80-95% rispetto ai livelli del 1990 entro il 2050.

D’altra parte, in un’economia mondiale dipendente dal petrolio, risorsa finita in lenta via di esaurimento che continua d’altra parte ad animare guerre nelle aree che ne sono ricche nel sottosuolo, mantenere o continuare con la crescita ai livelli attuali di dipendenza è economicamente dannoso, e può portare ad insicurezza economica e perdita di competitività nel mercato mondiale. Nel 2010 l’UE ha importato petrolio per un valore di 210 miliardi di euro. Il costo del petrolio continua a salire, e come ribadisce il libro bianco salira’ sempre di più se non si opterà presto e significativamente per altre fonti di energia in uno sforzo di ‘de-carbonizzare’ l’economia e i trasporti. Nonostante la grande crisi petrolifera di circa 40 anni fa, il trasporto non ha cambiato rotta nell’uso dei combustibili fossili, anzi è cresciuto esponenzialmente per quantità, utilizzo di carburante e livello di emissioni, in particolare negli ultimi due decenni. Il trasporto in UE dipende dal petrolio per il 96% del totale di energia; anche se ci sono stati miglioramenti tecnologici sui motori con aumento della loro efficienza, l’aumento del volume è stato così enorme da aver annullato tali vantaggi.

La riduzione della mobilità, oltretutto, non è secondo il documento un’opzione possibile. Bisogna ragionare anzi in termini di continuo aumento della richiesta di mobilità, sia di merci che di persone. Il trasporto pubblico – energeticamente efficiente e pulito - e la connessione intermodale devono essere il quadro di riferimento, a cui innestare il trasporto privato solo per i tratti terminali e brevi degli spostamenti.

Per le merci, vanno rafforzate le possibilità offerte dal trasporto ferroviario con infrastrutture adeguate, fornendo servizi competitivi per prezzi e affidabilità. Per ridurre la congestione bisognerà invece puntare ad aumentare le vie portuali, sfruttando meglio il trasporto marittimo e i corsi d’acqua, ma intervenendo sulla rete stradale di collegamento la dove manca, per permettere che parte del trasporto di media e lunga distanza (oltre i 300 KM) si trasferisca su ferrovia e su acqua. Anche nel trasporto marittimo le emissioni devono essere ridotte del 40% (e se praticabile del 50%) entro il 2050 rispetto ai livelli del 2005.

La grande strozzatura della non piena integrazione ferroviaria deve essere superata, in infrastrutture e gestione, e andare nella direzione dell’integrazione raggiunta nel settore dell’aviazione, con il “Cielo Unico Europeo”.

I problemi del trasporto in città sono più facilmente superabili, grazie alla concentrazione di persone e al numero di mezzi a disposizione come alternativa al trasporto privato. Da solo il trasporto urbano produce un quarto delle emissioni dell’intero settore del trasporto.

I trasporti pubblici possono essere ritarati per aumentarne densità e frequenza. La pianificazione territoriale e urbanistica deve essere utilizzata per ridurre la domanda stessa di mobilità. Si aggiunge poi che “le misure per facilitare gli spostamenti a piedi e in bicicletta devono diventare parte integrante della progettazione infrastrutturale e della mobilità urbana”. E poi veicoli più piccoli, con carburanti alternativi, accompagnati da pedaggi stradali e dall’eliminazione di tasse che non sono favorevoli a questo scenario complessivo.

L’ ‘ultimo miglio’ del trasporto delle merci (dall’infrastruttura ferroviaria o aeroportuale o marittima a destinazione finale, tratto normalmente percorso su strada) può essere ottimizzato con sistemi di gestione tecnologica, per impattare il meno possibile in particolare in ambiente urbano.

 

Il libro bianco definisce 10 obiettivi che condensano queste strategie e guidano l’azione:

1 – niente più autovetture a carburante tradizionale (entro il 2050, e dimezzate entro il 2030)

2- entro il 2050 40% dei carburanti degli aerei a basso  tenore di carbonio; riduzione del  40% (e se praticabile del 50%[11]) anche delle emissioni di CO2 provocate dagli oli combustibili utilizzati nel trasporto marittimo.

3- Entro il 2030 spostamenti oltre I 300 KM, il 30% dei trasporti spostati su altri mezzi

4- Alta velocità operativa in tutta UE entro 2050. Entro il 2050 la maggior parte del trasporto di passeggeri sulle medie distanze (sotto 300KM) dovrebbe avvenire per ferrovia.

5- Entro il 2030 operativa in tutta l’UE una "rete essenziale" TEN-T multimodale e nel 2050 una rete di qualità e capacità elevate con una serie di servizi di informazione connessi.

6- entro il 2050 la rete ferroviaria collega tutti I principali aereoporti, e i principali porti marittimi collegati con ferrovie e vie navigabili interne – dove possibile.

7- entro il 2030 nuovo sistema modernizzato di gestione traffico aereo (SESAR).

8- entro il 2020 un quadro tarrifario commune del sistema intermodale

9- entro il 2050 avvicinarsi all’obiettivo “zero vittime” su strada

10 – Chi utilizza paga e chi inquina paga principi pienamente in vigore entro il 2050 per quanto riguarda I trasporti.

 

Come raggiungere in pratica questi obiettivi?

Maggiore integrazione tra i mercati dei trasporti, ma anche innovazione e ricerca: non si può “uscire dal petrolio” ricadendo in un’altra dipendenza, ovvero contando su una singola tecnologia: bisogna sperimentare e differenziare le soluzioni. Innovazione tecnologica  è necessaria sui mezzi e sulle infrastrutture, per aumentare l’efficienza e ridurre l’impatto.

Integrazione tra infrastrutture, sistemi di gestione delle merci e dei trasporti, e anche modalità di tariffazione e pagamento sono essenziali strumenti per questi obiettivi. Anche i fondi di coesione e strutturali devono andare maggiormente in questa direzione. L’integrazione va promossa e realizzata anche con i paesi ai confini della UE; le politiche del trasporto vanno promosse anche oltre confine, dalla sicurezza al risparmio energetico, poiché la dimensione globale e’ centrale nei trasporti.

I costi del trasporto non si possono più esternalizzare: il pagamento dei pedaggi rientra in questa logica. L’integrazione del trasporto stradale richiede anche integrazione nella sicurezza e nei controlli, e tra le varie misure e’ prevista anche la condivisione delle basi di dati legati ai mezzi in circolazione.

 

 

 

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